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Ministri: “Cultura Generale” – Intervista alla band

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Cultura Generale” è il quinto disco dei Ministri, un album che segna un forte passo in avanti nella storia della band. La band sarà a breve in tour nei migliori club italiani ma nei giorni scorsi ha percorso l’Italia in lungo e in largo per presentare il nuovo album passando anche per gli uffici di EMP. Ne abbiamo approfittato per scambiare quattro chiacchiere con Federico, Davide e Michele, pronti a risollevare le sorti del rock in Italia. Questo il resoconto della nostra intervista.

Iniziamo con una bella introduzione di “Cultura Generale”. Come siete arrivati a questo risultato? 

Federico: “Cultura Generale” è il nostro quinto album. Più che un ritorno alle origini, va verso delle origini che forse non abbiamo neanche mai avuto. E’ tutto registrato in presa diretta, a Berlino alla Funkhause, l’ex-sede della radio della DDR nella parte est della città. Un posto sicuramente affascinante, abbandonato, che ha dato molto al disco in termini di carattere. E’ stato registrato da Gordon Raphael, produttore dei primi due degli Strokes e dei The Libertines. E’ un album evidentemente rock, come fosse un panda in estinzione da salvaguardare: è molto “vero” e contiene degli stilemi e delle caratteristiche prepotentemente rock.

Davide: Direi che è filosoficamente rock. Anche l’approccio nella registrazione mantiene quelle peculiarità. Abbiamo registrato tutti insieme, senza troppi artifici, come negli anni ’70.

Michele: Abbiamo registrato esattamente come avrebbero fatto gli Yes negli anni ’70 ma ovviamente senza il nastro. Gordon lavorava in un altro modo. E’ un album molto crudo, secco ma sincero.

E come mai Berlino? Ci sono delle connessioni tra la città e la musica o i testi?

Fede: I pezzi erano già nati in Italia, in saletta prove, come per tutti. Però in qualche modo Berlino ci ha accompagnato in questi anni, tanto che il nostro ultimo concerto ufficiale l’anno scorso è stato proprio a Berlino, al WhiteTrash. E’ stata una città che si era già infilata in mille canzoni, la puoi ritrovare spesso nei nostri testi. Resta un luogo particolare, dove anche i ragazzi che fanno musica sono al centro della società e godono di un rispetto che qui non si ha. Qui sembra sempre che stiamo saltando la scuola.

Michele: Gordon inoltre abitava a Berlino. Noi saremo andati a registrare lì in ogni caso ma fortunatamente le due cose sono coincise e ci ha fatto molto piacere lavorare lì per un mese. Abbiamo vissuto in modo differente con una visione diversa delle cose. Siamo riusciti, anche per questo, a lasciarci alle spalle tutta una serie di stilemi, proprio grazie alla distanza dall’Italia.

Hai accennato alla chiusura del tour precedente, ma parliamo un po’ del prossimo. So che è in atto un bel percorso di crescita in questo senso…

Davide: Nel prossimo futuro cercheremo di avere almeno una data in almeno una città per ogni regione, o almeno la maggior parte di esse. Poi nella seconda parte del tour andremo in modo più capillare nella provincia. Questo succederà da febbraio.
Ci piacerebbe ripetere l’esperienza del tour europeo, anche perché ci ha dato delle prospettive e degli stimoli differenti, non da ultimo l’idea di registrare a Berlino. Tornando ai live, finita questa parte promozionale, cominceremo ad allestire lo show, il primo dei quali sarà il 21 ottobre però in Svizzera.

Fede: Per questo primo tour cerchiamo di coprire i club più grandi. In situazioni più contenute tendiamo a fare due date di fila. La sfida è quella di mantenere comunque il contatto con il pubblico. Si sono instaurati ormai dei riti, che la gente conosce e si aspetta da noi, che non vogliamo perdere spostandoci in location più ampie. Una tra tutte lo stage diving di Davide.

Davide: Ci sono questi momenti che rendono il concerto vivo, si crea una sorta di isteria collettiva che però fa divertire la gente. E’ il rock’n’roll. Non voglio fare il purista, ma alla fine noi siamo cresciuti con queste cose: dal metal, al punk, al grunge, un universo basato su queste cose.

Parlando del tour europeo. Che differenze e che tipo di accoglienza avete ricevuto in Europa? Considerando soprattutto il fatto che cantate in italiano ma siete anche molto legati concettualmente con l’Italia, anche per le tematiche trattate nei testi.

Fede: La prima grande accoglienza è quella di tutti i ragazzi scappati all’estero dall’Italia. Soprattutto Londra, seguita da Bruxelles. Londra però è un posto dove non puoi importare il tuo rock. Già diverso è in Francia o Germania, posti dove invece questa cosa può funzionare di più. Anche se non capiscono i testi, facciamo abbastanza casino sul palco che ti ricordi del concerto.

Davide: L’impressione è che per noi italiani, proporre qualcosa in inglese, sia più difficile. Sembriamo più provinciali, rispetto a un tedesco che canta in inglese. Questo è anche il motivo per cui non abbiamo considerato ancora di proporre il cantato in inglese.
Una delle differenze forti tra qui e l’estero è che in Italia manca il concetto di band, cosa invece molto comune all’estero. Quante band hanno veramente sfondato in Italia a livello nazionale? Forse solo i Pooh. Da noi restiamo sempre molto ancorati alle figure del cantautore, autore, produttore, direttore artistico. Tornando al tour comunque per noi è stato anche un bel bagno d’umiltà perché siamo tornati a vivere on-the-road come agli esordi: tanta strada, montare e smontare il palco.

Davide: Su questo, possiamo dirlo, siamo una band che ha fatto la gavetta. Questo senza nulla togliere alle congiunzioni astrali positive, che sono successe, non da ultima l’entrata di una major. Sono comunque cose che cominciano da un certo punto in poi.

Michele: Ci siamo sbattuti tantissimo. Stipati in una macchina, ci dividevamo i due euro che ci restavano di guadagno dopo le date.

Davide: C’è un po’ la disabitudine nel vivere “rock”: con tutto l’entusiasmo del mondo, carico la macchina, mi faccio un culo quadrato, suono mezzora e alla fine ci si dividono 10 euro che rimangono a fine serata. Questa era il rock per noi. Ci sono band che a condizioni del genere non lo farebbero mai, ma si comunque definiscono rock.

Michele: Infatti tantissimi ora fanno un altro giro, quello di X Factor e talent vari. Anche se poi molti si perdono proprio in questo modo. Pochissimi rimangono.


Però spesso capita che lo sforzo di suonare in giro e sbattersi per fare centinaia di chilometri, non trovi poi un’adeguata promozione. Quant’è stata importante per voi la promozione ma anche l’immagine della band?

Fede: Per noi tantissimo, siamo partiti col primo disco “I Soldi Sono Finiti”, con un’idea promozionale forte. In ogni disco, in copertina c’era una moneta da un euro. Ogni band deve pensare che anche se hai un nome o delle canzoni, non hai ancora niente tutto sommato. A volte si ascoltano trenta secondi di un brano e si decide che non ci piace. Capita alle band famose, figuriamoci tutti gli altri. Bisogna conquistare l’attenzione prima, per qualche altro fattore, come l’immagine. Da questo deriva anche il nostro abbigliamento con le giacche o l’euro in copertina del primo disco, fino alla comunicazione online e dei social. Fin dai tempi myspace siamo ben presenti online; pensa che per ogni data facevamo una locandina personalizzata. Ovviamente parliamo anche del merchandise, importantissimo per noi, anche in termine di vendite. In ogni caso, fatta la promozione, che ci siano 8 persone sotto il palco o 50, tu devi convincerle. Se le convinci, la volta dopo ne avrai 100.

Davide: La cosa pazzesca è che anche i “grandi” ancora fanno fatica a gestire la comunicazione online e soprattutto sui social. Alcuni sono bravi a promuoversi online, tipo Morandi, ma altri ancora non hanno capito o non hanno interesse a comunicare tramite quei canali. C’è ancora un approccio molto “a la vecchia”. E’ un mondo pieno di cose interessanti, quindi devi avere qualche contenuto e delle idee per metterti in mostra. Oggi come oggi, non basta suonare.

Ultimissima domanda. Nella vostra musica ma anche nel vostro background quanto c’è di hard rock e di metal?

Michele: A 19 anni avevo una cover band dei Dream Theater, ma suonavo anche in una band che suonava solo cose dei Testament.

Davide: Ti direi Iron Maiden, Korn e Metallica. Andiamo sul classico.

Fede: Per andare ancora più sul metal true, ti dico che a 16 anni io suonavo i Manowar e tutto sommato il fatto delle giacche, deriva anche dal fatto che compravo molto abbigliamento neo-classic, tipo camice barocche. Quando vidi le giacche napoleoniche al mercatino di Amsterdam dissi a Davide: prendiamone tre, sai mai che ci possano tornare utili. Però per farti un esempio abbiamo fatto una cover di War Pigs che proponevamo spesso durante i tour. Ti dico anche che il mio primo vinile è stato “Keeper of the Seven Keys Part II” degli Helloween.

Davide: Abbiamo anche inciso una cover di “Enjoy The Silence” dei Depeche Mode in stile Nu Metal. Uno dei miei grandi amori poi sul mondo più core sono stati i Gallows. Un’altra grande band metal sono stati i Blind Guardian.

Fede: Comunque poi dal vivo metalliamo tantissimo i nostri pezzi, quindi abbiamo avuto fortunatamente molto rispetto da quel mondo, come anche dal pubblico hardcore. Insomma siamo dei metallari in borghese.