Interviste

Intervista Slayer: Repentless

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Il clima durante il giorno dell’intervista a Tom Araya è buono quasi quanto l’umore del cantante degli Slayer. Araya ha avuto a che fare con la stampa tutto il giorno, eppure sul suo viso non si vedono tracce di fatica o stanchezza, a dispetto della sua età (54 anni all’anagrafe). E’ semplicemente felice del consenso unanime che ha avuto il nuovo album della band, “Repentless”.

“Terminate le registrazioni non ho ascoltato l’album per un bel po’ di tempo, ma quando l’ho avviato nel lettore CD ho pensato fosse veramente un buon prodotto”.

Dopo essermi dichiarato estremamente colpito dalle performance musicale della band e da quella vocale, Araya mi ha risposto:
“Il merito va tutto a Terry Date. Registro sempre le mie parti almeno un paio di volte, poi le ascoltiamo insieme e proviamo diverse soluzioni. Esistono due versioni di ‘Repentless’, ad esempio, e dopo averne parlato abbiamo scelto la più aggressiva!”.

Gli Slayer conosco alla perfezione il loro sound, sebbene l’opinione di un produttore esterno risulti fondamentale.
“Noi siamo la band, e a volte siamo troppo immersi in quello che stiamo facendo. Abbiamo bisogno di un punto di vista esterno, anzi di un orecchio esterno, capace di ascoltare il materiale in modo imparziale dandoci un parere oggettivo. Terry è perfetto in questo ruolo”.

I pezzi Implode, When The Stillness Comes e Atrocity Vendor sono già stati pubblicati sebbene siano stati registrati per il nuovo album. Evidentemente sono i brani che hanno maggior peso all’interno della nuova opera.
“Abbiamo voluto che l’album fosse monolitico. Non sarebbe stato il massimo se tre brani avessero avuto un sound diverso rispetto al resto. Inoltre, essendo state pubblicate prima, queste canzoni ne hanno beneficiato”.

Tom sottolinea anche il fatto di come uno dei suoi pezzi preferiti non sia stato inserito nell’album alla fine.
“Abbiamo deciso di toglierlo data la sua natura più ‘forte’ rispetto ad altri pezzi presenti nell’album”.

Parlando della morte di Jeff Hannemann e dell’impatto che tale avvenimento abbia avuto sul livello di comunicazione tra Tom e Kerry, che, come noto, non è sempre stato al top. Tom usa una metafora: “E’ come un viaggio in ascensore che dura diversi anni. All’improvviso, qualcuno viene a mancare, e gli altri iniziano a parlare tra loro. Se così non fosse, il viaggio si trasformerebbe in una lunga agonia muta”.

Qualche tempo fa il batterista Dave Lombardo ha lasciato la band per l’ennesima volta. Da allora gli Slayer sono Tom, Kerry, Paul Bostaph, batterista tornato tra le fila della band, e il chitarrista degli Exodus Gary Holt. Tom considera i nuovi arrivati a dir poco preziosi.
“Entrambi non ci sono estranei. Se sei un fan degli Slayer saprai bene che Paul ha già fatto parte della band ed è semplicemente tornato con noi. Gary, dal canto suo, è un gran bravo ragazzo. Mi sento a mio agio con lui. Spesso ci ritroviamo anche a parlare dei nostri figli. E’ più di un collega, è un amico”.

In particolar modo Paul ha dato un grande contributo a “Repentless”.
“Paul ha dato tutto. E’ un batterista eccezionale, le sue parti sono potenti e ci sono diversi importanti aspetti qualitativi nei nuovi brani. ‘Pride and prejudice’ inizia con un lungo assolo di batteria accompagnato da alcuni riff di chitarra. Una vera esplosione di energia!”.

Gary non si è solo occupato di scrivere i testi, ma ha anche preparato alcuni assoli.
“Kerry non pensava fosse una buona idea lasciarlo contribuire attivamente e, ma l’idea di assoli da parte di Gary è piaciuta molto. Così è venuto in studio e in un giorno ha registrato ben sei assoli”.

Sin da “Reign In Blood”, gli Slayer sono sempre stati associati al nome di Rick Rubin, sebbene la band abbia dichiarato chiaramente che Rubin non ha avuto alcuna influenza sulla produzione musicale.
“La nostra collaborazione con Rubin è terminata con “Seasons…”. Da quel momento in poi abbiamo lavorato con altri produttori”.

Ciononostante la band ha deciso di lavorare ancora con Rubin per quest’ultimo album.
“Gli abbiamo mandato un messaggio chiedendogli se volesse lavorare con noi a questo progetto. Non abbiamo ricevuto risposta per un po’. Poi ci ha contattati dicendoci che avrebbe collaborato per un paio di canzoni, ma di fare affidamento su qualcun’altro per il resto dell’album”.

Accettata l’offerta di Rubin, gli Slayer hanno lasciato la loro casa discografica e hanno firmato un contratto con la Nuclear Blast.
“Sono nostri fan, glielo si legge negli occhi e tutto ciò è semplicemente fantastico!”.

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