Interviste

Intervista a Roby Facchinetti – Il ricordo di Lemmy, quella volta con i Led Zeppelin e il vinile di “Black Metal”

Facchinetti Motorhead 2
Send to Kindle

Quando è si è diffusa la notizia della scomparsa di Lemmy, tra i tanti post presenti tra le bacheche di Facebook, uno ci ha colpiti particolarmente: “Oggi è un giorno veramente triste per tutti gli amanti del rock, questa notte ci ha lasciati Lemmy, il leggendario frontman dei Motörhead. Non dimenticherò mai quando li vidi al Gods Of Metal nel 2006 con mio figlio Roberto. Lui era l’incarnazione del Rock stesso e il Rock era anche la sua filosofia di vita. “We are Motörhead and we play Rock & Roll“. Roby“. Roby Facchinetti, proprio lui, il leader dei Pooh, uno che di rock e di metal se ne intende. Abbiamo colto l’occasione per parlare con lui del vuoto lasciato da questa perdita, del futuro del rock’n’roll e di quella volta in cui stava per investire Chuck Billy in auto.

Partiamo dal tuo ricordo che hai voluto lasciare su Facebook. Scrivi appunto di quel 2006 quando portasti tuo figlio a vedere i Motörhead all’Idroscalo di Milano, era un Gods Of Metal. Che ricordi hai di quel concerto?

Ho un bellissimo ricordo del Gods del 2006: Venom, Opeth, Whitesnake, Def Leppard, Motörhead, Gamma Ray e molti altri all’interno di un unico festival; non capita spesso di sentirli in Italia. Ricordo che rimasi particolarmente entusiasta dei Venom (dei quali costudisco gelosamente la prima stampa in vinile di “Black Metal”). Li è stata la prima volta che vidi i Motörhead dal vivo, ricordo con molto piacere l’entusiasmo e l’ipnotica energia che trasmettevano dal palco e che si propagava per tutto il pit fino al FOH e oltre. Da “addetto ai lavori” poi non posso che sottolineare la bravura degli organizzatori, mettendo in scena una produzione pazzesca e nell’essere riusciti ad assecondare le esigenze di una così grande varietà di artisti. Ricordo anche che il primo giorno, arrivato in macchina nel backstage, per poco non investii in retro Chuck Billy dei Testament, senza che lasciasse testamento per l’appunto.

Hai poi avuto altre occasioni di vedere i Motörhead e Lemmy dal vivo?

Purtroppo no, ci sono state diverse occasioni ma, a causa della sovrapposizione degli impegni non sono più riuscito a vederli. Io e mio figlio pensavamo di andare a vederli all’Alcatraz a Milano il prossimo 11 febbraio, sapevo che recentemente aveva accusato problemi di salute e aveva annullato diverse date, non volevamo perderci l’occasione di rivederli, ma purtroppo…

Non ti nascondo che il tuo ricordo mi ha colpito perché in quell’occasione io e alcuni miei amici ti vedemmo e la cosa ci sorprese non poco. Non tutti conoscono la tua anima musicale più “dura”. Quanto sono stati importanti nella tua vita l’hard rock e l’heavy metal?

Nella mia vita è stati molto importanti, in un mondo musicale ormai troppo attento all’essere radiofonico a tutti i costi, il rock e il metal hanno perlopiù proseguito per la loro strada, rappresentando un bellissimo esempio per me e per tutti quei ragazzi che si approcciano ad uno strumento più per passione che per voglia di “sfondare” e di finire sulle copertine patinate ad ogni costo. E questo è rimasto invariato, nel rock/metal ci sono una passione e cultura musicale che rappresentano veramente un unicum.

Torniamo a Lemmy. Tu scrivi: “Lui era l’incarnazione del Rock stesso e il Rock era anche la sua filosofia di vita”. Come ha influito una figura come quella di Lemmy sul tuo modo di intendere e vivere il rock’n’roll?

I Motörhead sono veramente un caso unico, sono riusciti ad unire le categorie e le sottoculture più disparate, dal punk al metal fino all’ascoltatore casuale, i Motörhead mettevano tutti d’accordo. Quante volte questo accade? Il merito a mio modesto parere va al fatto che assomigliassero solo a loro stessi e questo sicuramente si deve in gran parte alla straordinaria personalità di Lemmy e alla sua vocalità inconfondibile. Rock ’n’ Roll è anche e soprattutto questo: riuscire a fare breccia in più persone rimanendo sempre e solo sè stessi, coerenti con la propria musica.

In molti forse conoscono i Pooh per il loro lato più melodico e orecchiabile, ma chi vi segue da i primi album conosce sicuramente la parte più rock del vostro repertorio, con diverse sfumature A.O.R. e progressive. Riusciresti a identificare alcune band di rock duro che vi hanno influenzato come band?

Quando iniziai a suonare con i Pooh, verso la fine degli anni ’60, ci fu un vero e proprio scossone nella musica rock, con l’avvento di band come i Black Sabbath, Deep Purple, Pink Floyd e Led Zeppelin. La musica cambiò e quelle band crearono le matrici per tutto ciò che arrivò nei decenni successivi. Noi tutti fummo profondamente influenzati dalle loro sonorità, dal modo di scrivere e arrangiare i brani. Fortuna/sfortuna vuole che nell’estate del ‘71 suonammo prima dei Led Zeppelin per quella che fu (fino ad ora) la loro prima ed unica data in Italia, purtroppo il concerto fu interrotto nel peggiore dei modi, nella confusione generale, tra le cariche della polizia, lancio di oggetti e lacrimogeni per colpa di decine contestatori che manifestavano per la causa della musica gratuita. Noi ci rifugiammo in un garage poco distante, i Led Zeppelin vennero scortati via (e la loro strumentazione fu rubata). Una pagina veramente triste per la musica italiana.

La morte di Lemmy è sicuramente un avvenimento cruciale nella storia del rock. In questi ultimi mesi assistiamo inoltre ad alcuni celebri addii, come quello dei Mötley Crue che hanno da poco suonato il loro ultimo show a L.A. e il prossimo farewell tour dei Black Sabbath. In Italia anche voi celebrate i 50 anni di carriera e avete annunciato lo scioglimento della band dopo gli ultimi concerti evento. Come vedi a questo punto la diatriba sul fatto che il rock sia più o meno morto? Sopravvivrà dopo di voi, intesi come band storiche?

Il rock/metal non è morto ma, sta iniziando a perdere i pilastri portanti. Prendiamo l’esempio degli Iron Maiden, leggende viventi (che ho avuto il piacere di vedere al Forum nel 2007 e che spero di riuscire a gustarmi in questo 2016) che riempiono costantemente stadi e palazzetti. Chi altro negli ultimi anni è riuscito a canalizzare l’attenzione generale dell’intera scena mettendo tutti d’accordo? Io non penso sia solo per la mancanza di nuove proposte valide ma, piuttosto, nell’inconscia incapacità (o non volontà) del pubblico di staccare il cordone ombelicale da quei porti sicuri che gruppi come Iron, Metallica, Black Sabbath, Judas Priest e molti altri hanno rappresentato per loro. Non è un caso che il ragazzino che si affaccia al genere per la prima volta, 9 volte su 10 parta proprio da li. In ogni caso voglio citare due gruppi contemporanei che in un certo modo (con le dovute proporzioni) ce la stanno facendo: Slipknot e Rammstein.

A questo punto non posso non chiederti i tuoi 10 pezzi preferiti dei Mötorhead.

I Motörhead sono stati un gruppo estremamente prolifico, con oltre 20 album studio all’attivo. Cito i brani per me più significativi e che sono senza dubbio tra i più caratteristici e conosciuti nel loro vasto repertorio. Killed By Death, Hellraiser, Smiling Like a Killer, Born To Raise Hell, Eat The Rich, I Ain’t No Nice Guy e l’intramontabile Ace Of Spades.

Sorprendici con un paio di giovani band metal o hard rock che hai ascoltato ultimamente e che consiglieresti ai nostri lettori.

Ultimamente (purtroppo) il tempo per approfondire la nuova scena è sempre meno, Voglio però citare due figure chiave a mio parere degli ultimi 10/15 anni. Il primo è Steven Wilson, che ha sfornato con “Raven That Refuse To Sing” un album eccezionale di cui sentiremo parlare per anni, sia per qualità compositiva, sia per realizzazione (Alan Parson non ne sbaglia una). Senza contare i suoi altri progetti con i Blackfield e Porcupine Tree. L’altra figura che vorrei citare è Maynard James, con i Tool, Puscifer ed A Perfect Circle riesce a spaziare con disarmante naturalezza tra più generi. In una solo parola geniale.

Motorhead Facchinetti Full