Interviste

Intervista Paradise Lost: ritorno ai giorni Death Metal

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Le icone del Gothic Metal inglese, al secolo i Paradise Lost, hanno attraversato una rapida evoluzione testimoniata dagli ultimi album e sono ora riusciti a fondere i vari passaggi della loro crescita in una nuova opera, “The Plague Within” in modo lineare, versatile ed estremamente sofisticato. Intervista a cura di Björn Thorsten Jaschinski.

Seleziona il meglio, butta il resto
Il camaleontico cantante Nick Holmes la prende alla larga.

Adrian si trova da solo in studio per la registrazione delle parti di batteria perchè subito dopo dovrà correre ad esibirsi live con gli At The Gates. “Flesh From Bone” è nata quando stava finendo di registrare le sue parti. Ha dovuto imparare il pezzo compresi i passaggi più inusuali per il nostro stile, durante le registrazioni stesse. Il risultato dà prova di quale grande musicista sia. Non siamo mai stati in studio tutti insieme in contemporanea e abbiamo comunicato principalmente tramite email e messaggi di testo. E’ davvero il nostro 14° album? Durante i primi anni della nostra carriera la fase di registrazione era caratterizzata dagli eventi più incredibili e assurdi, ma con il passare del tempo siamo diventati più seri e professionali, proclama con voce quasi drammatica prima di scoppiare a ridere.

Le idee da cui sono nati questi pezzi sono totalmente nuove. Ho un hard disk con tutte le bozze degli ultimo quattro album e circa 2 terabyte di materiale, tra riff e parti di canzone, ancora inutilizzato. Durante la fase di arrangiamento ci liberiamo di tutto ciò risulti essere superfluo. Cinque anni fa, abbiamo eliminato un brano che si avvicinava troppo allo stile degli Slayer. In generale, non utilizziamo nemmeno gli omaggi di Greg a Tony Iommi, ma questa volta abbiamo fatto un’eccezione per “Cry Out”.

Riprendi le vecchie abitudini che ti fanno sentire bene
Inizialmente avevamo circa 30 versioni differenti di “An Eternity Of Lies”. Altri pezzi invece, come “Beneath Broken Earth” (che ricorda il debutto della band) sono nate in maniera più rapida e spontanea. Inoltre, i veterani saranno felici di sapere che le parti growl che dominano l’album sono state riscoperte da Nick prima che entrasse a far parte dei Bloodbath.

Tutto è stato innescato dalla fase di ri-registrazione di alcuni vecchi B-side. Greg, che è stato molto impegnato con i Vallenfyre durante gli ultimi cinque anni, è risalito sul treno Death Metal. Forse sto diventando nostalgico, ma devo dire che tutto questo mi piace e la decisione di riprendere alcune cose non è stata affatto affrettata. Le registrazioni dei pezzi più tosti sono state più veloci di quelle dei pezzi melodici e ho utilizzato una tecnica vocale differente rispetto a quella che utilizzavo da giovane. Per un uomo della mia costituzione il mio growl risulta essere molto più aggressivo e brutale con i Bloodbath. Con i Paradise Lost il mio sound è decisamente più accessibile.

Il senso della vita
La malinconia, artisticamente parlando, è solo un aspetto della vita dopo tutto.

Greg è stato il primo tra di noi a diventare nonno ed io potrei seguirlo nel giro di un paio di anni. Quando invecchi ti calmi sebbene tu sia consapevole dell’avvicinarsi della fine. Il senso della vita è avere dei figli. Certo, abbiamo attraversato fasi turbolente, litigi, discussioni, soprattutto in merito a tematiche religiose. Quando eravamo giovani eravamo ben consapevoli dei rischi di un’altra guerra nucleare. Quando avevo 10, 11 anni, anche band come i Frankie Goes To Hollywood ne cantavano. I miei figli sono stati cresciuti senza preconcetti religiosi, non hanno sviluppato il concetto di sistema di credenze, tuttavia sono degli ottimi esseri umani. D’altro canto, l’atmosfera di una vecchia chiesa non ha eguali e quando aggiungi questo fascino a film horror il risultato è qualcosa in stile ‘Return To The Sun”.

I primi anni
Se amate il lato più orchestrale della band, dovrete aspettare la pubblicazione dello show registrato con l’orchestra nel settembre 2014 a Plovdiv/Bulgaria. Mi è piaciuto quello che hanno fatto i Metallica con il loro materiale in S&M”. A Plovdiv ci siamo esibiti con un’orchestra e un grande coro, senza nemmeno provare prima. Alla fine il connubio non si è ben sposato con ogni pezzo, ma ci siamo molto divertiti lo stesso durante questa esperienza.

Pensando alle registrazioni di “Live Death” del novembre 1989 (pubblicate su DVD 10 anni dopo), Holmes non può fare a meno di ridere.

“Victim Of The Past” ha poco a che vedere, ma i primi anni in questa band sono tra i miei migliori ricordi. Durante la serata in cui abbiamo registrato con l’orchestra ho fatto fuori un’intera bottiglia di rum. Al tempo, pensavamo di dover per forza apparire sempre incazzati: in sala prove, durante le registrazioni, sul palco… il risultato è stato quello.

La musica però sembra averli mantenuti giovani.

Sono ancora in contatto con i miei vecchi compagni di scuola che ascoltavano Metal, con l’unica differenza che io lo ascolto ancora oggi. Uno di loro è Tudds, il batterista dei nostri primi quattro album.

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