Interviste

Intervista Motörhead: l’inferno può attendere

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“Bad Magic” è il 22° album dei Motörhead e segna i 40 anni di carriera della band. Senza di loro, l’universo Rock sarebbe un posto decisamente noioso. Nonostante la comprensibile preoccupazione per la salute di Lemmy, una cosa è sicura: i Motörhead sono adepti al Rock al 110%. Abbiamo avuto l’onore di intervistare Mr. Kilmister e il batterista Mikkey Dee per parlare del nuovo album e molto altro ancora.

Congratulazioni signori! “Bad Magic” è una grande sorpresa, fresco, selvaggio e Motörhead al 110%! Ad essere onesti, non ci avrei scommesso molto, tenendo soprattutto in considerazione i tuoi recenti problemi di salute. E’ stato piacevole o doloroso registrare quest’album?

Lemmy: Bè, grazie, è bello sapere che vi preoccupate per me. Ad ogni modo le mie condizioni di salute non hanno nulla a che fare con la registrazione. Non ho avuto alcun problema con la mia voce. Perchè avrebbe dovuto essere doloroso registrare i nuovi pezzi? Con i Motörhead sono anni che lavoriamo così.

Mikkey, avete mai avuto la sensazione, il presentimento, che questo avrebbe potuto essere l’ultimo album dei Motörhead?

Mikkey: Assolutamente no, perchè avremmo dovuto pensarlo? Va tutto bene e al momento siamo anche piuttosto impegnati. Abbiamo terminato il nuovo album, siamo stati in tour in Sudamerica e ora saremo presenti a diversi festival in Europa, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti. Poi salperemo a bordo della crociera Motörboat e faremo di nuovo rotta verso l’Europa.

Avete annunciato che il nuovo album è stato completamente scritto e registrato in studio per la prima volta nella storia del trio Kilmister/Campbell/Dee. Pensavo che gli ultimi album fossero il frutto di una collaborazione reciproca. Cosa significa “insieme in studio”? Avete discusso? Il boss ha avuto l’ultima parola?

Lemmy: Siamo stati in studio e abbiamo lavorato insieme sin dal primo giorno. Tutte le idee, i riff, le parti di batteria sono state eseguite e registrate in presa diretta, senza bisogno di prove prima. Si, ci sono state parecchie discussioni, ma ciascuno di noi ha dato il proprio contributo all’album.

Mikkey: Questa volta abbiamo utilizzato un approccio diverso. Siamo sempre stati soci alla pari, ma Lemmy ha dovuto anche scrivere tutti i testi.

Il nuovo album contiene 13 pezzi, tra cui la cover di “Sympathy For The Devil”. Perchè inserire la versione cover di un brano che vanta già tantissime interpretazioni?

Lemmy: Non abbiamo scelto il pezzo. Triple H (un wrestler americano) ci ha chiesto se volessimo registrare “Sympathy For The Devil” per la sua entrata e lo abbiamo fatto. La nostra versione è piaciuta talmente tanto che alla fine abbiamo deciso di includerla nella tracklist di questo nuovo album.

Il testo della ballad “Till The End” è fantastico, molto emozionante. Il pezzo contiene un messaggio personale? E’ possibile scrivere un pezzo del genere solo dopo aver raggiunto una certa età?

Lemmy: Direi di no. L’età è del tutto irrilevante. Mi è già stato chiesto se la canzone abbia a che fare con l’amore eterno o con la morte e, a dire il vero, credo che abbia a che fare con entrambi i concetti. Le persone mi chiedono spesso quale sia il significato più profondo dei miei testi, ma in realtà si tratta di un’evoluzione naturale che viene a partire dalla musica. Non sempre è necessario ci sia un significato profondo, si tratta di emozioni, e questo basta.

“Tell Me Who To Kill” è uno splendido pezzo Rock. C’è qualcuno che vorresti eliminare dalla faccia della Terra per un qualche motivo?

Lemmy: Non ucciderei mai. Questo tipo di pensiero è lontanissimo da me.

Mikkey, c’è qualcosa, all’interno della band, che ancora ti manda fuori di testa qualche volta?

Mikkey: Spesso Lemmy non ascolta e ci vuole molto tempo per convincerlo di qualcosa. Phil è semplicemente un pazzo.

I fan dei Motörhead fan sono estremamente fedeli, alcuni vi seguono da 30, 40 anni. Credo che questa sia una delle più grandi soddisfazioni per un gruppo. Avete idea di quale sia la ragione di una tale fedeltà?

Lemmy: Non ho idea di cosa pensi la gente, noi siamo semplicemente sempre stati i Motörhead. Non abbiamo cambiato il nostro stile, ci è sempre piaciuto quello che facciamo e non ci siamo mai piegati alle mode del momento. Inoltre, noi amiamo i nostri fan. Mi sento veramente grato e felice del fatto di avere fan che vogliono ancora venirci a vedere dopo tutti questi anni, che nel frattempo sono diventati decadi.

Lemmy, sono sicuro che in tutti questi anni ti siano state fatte le domande più disparate. C’è qualcosa che ancora non ti è mai stato domandato?

Lemmy: Oddio, non mi viene in mente nulla. Le persone hanno idee assurde e non riesco a capire perchè si ostinino a voler sapere della mia sfera personale. Ho sempre pensato si trattasse principalmente di musica, ma credo di essermi sbagliato.

In veste di uno degli ultimi eroi del Rock’n’Roll, attiri moltissimi l’attenzione dei tabloid. Pensi che le persone che ti intervistano abbiamo mai ascoltato un album dei Motörhead per intero?

Lemmy: E’ divertente, vero? Anche i giornali economici, culturali e politici sembrano voler parlare di me. E’ cambiato davvero molto nel corso degli anni. Hanno mai ascoltato un album dei Motörhead? Bè, sarebbe il caso di chiederglielo!

Parlare dei Motörhead significa parlare di Lemmy. Per molti tu sei una vera e propria leggenda vivente. Cosa ne pensi?

Lemmy: Non sono una leggenda. Le leggende sono ben più grandi di me.

 

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