Interviste

Intervista Judas Priest: ritorno al futuro

Send to Kindle

judas_priest

I Judas Priest sono tornati e sono pronti a stupire tutti i loro fan (e non) con un nuovo sigillo Heavy Metal, un vero e proprio ritorno al metallo più classico, lo stesso che i Priest hanno contribuito a creare, sia nel sound che nell’immaginario. Avrebbero dovuto essere a riposo dopo l’Epitaph Tour, ma Mister Richie Faulkner non ha potuto fare a meno di risvegliare gli animi dei Priest. La ventata di freschezza apportata dal chitarrista inglese ha dato nuova linfa alla band che ora si appresta a intraprendere l’ennesimo tour mondiale. Matthias Mader ha intervistato per noi Rob Halford.

Come sempre, Rob Halford si rivela essere un ottimo compagno di chiacchiere. Prima di parlare del nuovo, e tanto atteso, album dei Priest “Redeemer Of Souls”, ci intratteniamo un po’. Il magnetico frontman ha tanti ricordi legati alla splendida capitale tedesca.

Di dove sei originario?

Amo Berlino. Ogni volta che ci siamo esibiti qui è stato un successo. Abbiamo alcuni dei fan più folli qui. Il nostro legame con Berlino risale ai nostri giorni da “cattivi ragazzi”, l’epoca in cui la Germania era ancora divisa in due grandi blocchi.

Questo legame risulta ancor più evidente se si leggono i testi dei Judas con un po’ di attenzione. Pensate a “Dissident Aggressor” (o a “Sin After Sin”, pubblicato nel 1977), un pezzo di cui è stata fatta una cover, tra gli altri, dagli Slayer:

Through cracked, blackened memories of unit dispersal, I face the impregnable wall. Stab! Bawl! Punch! Crawl! I know what I am, I’m Berlin

Rob Halford ricorda perfettamente il momento in cui ha scritto questi versi.

L’ispirazione per “Dissident Aggressor” mi è venuta mentre mi trovavo su una piattaforma panoramica nella Berlino occidentale, dalla quale potevo vedere oltre il muro, fino alla parte orientale. Era inverno, il tempo faceva veramente schifo, faceva freddo. Non riuscivamo a dormire, per cui siamo saliti su questa piattaforma alle 3 del mattino. Alle mie spalle, nella parte occidentale, si stava ancora festeggiando, tutte le strade erano illuminate, scintillanti, ma nella parte orientale era tutto nero e deprimente. L’idea per il testo di “Dissident Aggressor” mi è venuta in quel momento preciso.

Tutto questo accadeva 40 anni fa, all’apice della carriera dei Judas Priest. L’arrivo di Richie Faulkner ha dato nuova vita al gruppo, incrociando la sua chitarra con quella di Glenn Tipton.

Richie è stato un vero e proprio dono del cielo. Potrei chiamarlo Santo Richie. Ogni volta che lo vedo all’opera in studio, resto senza parole. Il suo è un talento incredibile. Abbiamo trascorso con lui molto tempo in tour prima di entrare in studio. Si finisce con il conoscere davvero bene una persona quando si è in tour insieme e devo dire che Richie è perfetto per noi.

Tutto ciò non ha portato ad alcun cambiamento drastico.

Esatto, non volevamo cambiare la nostra fomula. Le due chitarre soliste sono uno dei nostri segni distintivi. Ciò non toglie il fatto che K.K. abbia lasciato un’eredità unica e irripetibile. Abbiamo sempre pensato che un nuovo chitarrista si sarebbe integrato perfettamente nello stile Priest, senza tuttavia essere una brutta copia di K.K., cosa in cui Richie è riuscito alla grande. E’ stato capace di fondere il suo stile senza stravolgere il nostro.

Naturalmente, non è facile dare un’opinione su un album di 13 tracce (e 5 bonus track presenti nei diversi formati), dopo averne ascoltate solo tre, ma il materiale sembra confermare quanto detto da Rob Halford. In “Redeemer Of Souls” i Judas Priest si sono sforzati di essere i Judas Priest, in tutte le loro sfaccettature. I pezzi sono in mid-tempo e Rob non ha sfidato la sua voce come è solito fare.

Hai ragione. Se sfrutto troppo spesso i miei picchi vocali, perdono di effetto. Amo chiamare quella voce la mia versione “Painkiller”. L’ho usata anche in questo nuovo album, ma solo a piccole dosi, per creare un determinato effetto.

Forse “March Of The Damned” non è un singolo tipico, ma è già riuscito ad entrarmi nel cuore. Il pezzo, che dura circa quattro minuti, è leggermente più sperimentale, simile ad alcune composizioni di “Point Of Entry”, che mi piace soprattutto per gli effetti sonori che riproducono un ritmo da marcia. Come avete ottenuto questo effetto? Avete utilizzato le posate come in “Metal Gods” (brano contenuto nell’album “British Steel”)?

Assolutamente no (Rob ride). Tutti gli effetti sonori in “March Of The Damned” sono stati creati utilizzando la mia voce. Tienilo a mente la prossima volta che ascolterai questo pezzo con le cuffie. Mi sono limitato ad immagnare quale tipo di suono potessero produrre questi zombie mentre se ne vanno in giro. Si, ci siamo ispirati alla serie televisiva The Walking Dead. Lo stile del brano mi ricorda un po’ “Stained Class” e “Screaming For Vengeance”.

Curiosi di ascoltare il nuovo album dei Judas Priest? Su EMP trovate tutte le versioni del tanto atteso “Redeemer Of Souls”!
[empart]286689[/empart][empart]285600[/empart]
[empart]286688[/empart][empart]284873[/empart]
[empart]285769[/empart][empart]284872[/empart]