Interviste

Stille Volk: intervista alla band

Send to Kindle

stille volk 2014 promo 1Cinque anni dopo l’uscita dell’opera magna “Nueit De Sabbat” (a metà strada tra misticismo e baccanali), gli Stille Volk tornano, in occasione dei vent’anni di carriera, con il sesto album intitolato “La Pèira Negra”. Un paganesimo minerale, in cui gli elementi ricoprono un ruolo fondamentale, accompagnato da una sonorità più cupa e da atmosfere mistiche. L’uscita ufficiale dell’album è stata fissata per il 12 maggio 2014 ed EMP, per le edizioni con T-Shirt inclusa, sarà il solo ed unico distributore ufficiale in tutta Europa! Eccovi l’intervista esclusiva!

Ciao ragazzi, grazie di averci concesso questa intervista. Che ne dite di presentarvi e parlarci un po’ della vostra carriera?
Patrice Roques: Gli Stille Volk nascono ai piedi dei Pirenei nel lontano 1994, ad opera di tre musicisti della scena Metal francese. Sin da subito, l’intento è stato quello di dar vita ad un’esperienza acustica primitiva, pagana, mistica, ad una musica ancestrale ispirata a quella celtica e occitana del medioevo, mantenendo però una chiara impronta Metal, oscura e profonda che rappresentasse le nostre origini. Abbiamo scelto di dare corpo alla musica utilizzando strumenti musicali provenienti da diverse culture ed epoche storiche (ghironda, nyckelharpa, cornamuse, chalemie, bouzouki…) miscelandoli a elementi moderni (campionatori). A tutto ciò accompagnano i racconti di miti e leggende dei Pirenei e del mondo occitano. Fino ad oggi abbiamo pubblicato 6 album con la Holy Records. Partecipiamo ai maggiori eventi Metal e Folk sia in Francia che nel resto d’Europa. Ci siamo esibiti parecchie volte a Parigi (La Locomotive, L’Elysee Montmartres durante il Cernunnos Festival, Le Divan Du Monde, ai festival Metal (Motocultor nel 2012, Hellfest nel 2013) e anche duranti alcuni importanti eventi culturali (l’Atelier Imaginaire, Total Festum), in Belgio (Trolls & Légendes), Spagna (Ethereal Fest, Musiques Disperses), Austria (Sauzipf Rocks), Portogallo (Maïa Folk, Açores). Abbiamo condiviso il palco con grandi gruppi Metal, Medieval, Psyche e Pagan Folk (Skyforger, Qntal, Disharmonic Orchestra, Grand Magus, Haggard, Disastrous Murmur, Treponem Pal, Acid King, Spiritual Front, Incantation, Omnia, Arkona, Misanthrope, Eluveitie, Heidevolk …).

Il 2014 segna il vostro ventesimo anno di carriera. Qual è stata la vostra evoluzione musicale durante tutto questi anni?
Non abbiamo mai cercato di pianificare la nostra carriera. Suonavamo un tipo di musica essenziale per noi che a poco a poco è andata evolvendosi, in modo più o meno inconscio, col crescere della nostra esperienza, sia musicale che di vita. Ogni album è nato al momento giusto. Ovviamente siamo cresciuti molto dal punto di vista strumentale, ma fondamentalmente lavoriamo esattamente come 20 anni fa. Potremmo parlare di evoluzione inversa. (scoppia a ridere)

“La Pèira Negra”, il tanto atteso sesto album, vedrà la luce a maggio, in concomitanza con i vostri vent’anni di carriera. I vostri album si ispirano a leggende e miti del mondo occitano. Da dove prende ispirazione “La Pèira Negra”?
Ho cominciato a comporre i brani per questo nuovo album nel 2009, subito dopo la pubblicazione di “Nueit de sabbat “, e abbiamo sviluppato il concept nel febbraio 2010, sebbene alcune idee risalissero a 14/15 anni prima (il testo di “En Occulz” risale ai nostri primissimi anni, 1992 o 1993 direi). E registrazioni sono durate circa 3 anni. Durante questo periodo abbiamo chiesto a diversi amici di partecipare e di condividere con noi la loro creatività: Gae Bolg ha registrato alcuni parti vocali, le trombe, l’organo e il flauto. I nostri amici italiani della Barbarian Pipe Band hanno registrato tutte le parti con tamburi e cornamuse. Il mixing e il mastering sono stati poi affidati a Fernando Pereira Lopes che si è fatto carico delle fatiche di Hercules per rendere omogeneo il sound di oltre 30 tracce! La storia è quella di una pietra che viene trasfigurata e prende vita, iniziando così la ricerca del suo posto in questo mondo ostile e corrotto. Lo scopo è quello di dar voce alla pietra, in un universo marcio popolato da organismi microscopici che di nascondono nell’oscurità delle caverne. Si potrebbe parlare della profondità della mitologia universale rivisitata da noi e secondo il nostro punto di vista. Anche la nostra musica ha subito una trasfigurazione: si tratta sempre di composizioni dal chiaro tratto pagano, ma decisamente più cupe, caratterizzate da atmosfere mistiche. Infine l’album include anche la cover di una brano della band fondatrice dell’Heavy Metal occulto danese, i Mercyful Fate.

Vi vediamo sempre più spesso prendere parte ad eventi Metal e in tour. Avete anche firmato con la Holy Records, una famosa etichetta Metal. Cosa ne pensate del successo riscontrato con i fan di questo genere? Pensate sia dovuto al vostro background o è per via dell’atmosfera oscura ed esoterica che si respira nelle vostre composizioni?
Come ho già detto, veniamo tutti da un background Metal (personalmente lo respiro sin dal 1981). Abbiamo suonato tutti in band Metal intorno agli anni ’80 e ’90, intrecciando diversi rapporti con gli artisti del genere. Proponiamo musica in acustico è vero, ma è innegabile il fatto che la maggior parte dei nostri ascoltatori provengano dal mondo Metal. Abbiamo iniziato in un’epoca in cui diverse band provenienti dalla scena Black hanno iniziato a produrre musica acustica (Storm, Ulver…). E’ anche chiaro che la nostra concezione mistico/pagana, sin dagli inizi, sia estremamente popolare nel Metal. Significa che facciamo Metal senza batterie e chitarre elettriche? Direi che ci andiamo molto vicini.

Cosa ci dite invece dell’accoglienza da parte della comunità Folk?
Paradossalmente, è piuttosto freddina. Pochi concerti (Deerlicke Folk festival in Belgio, Music Disperses in Spagna…), e quasi nessun riscontro sulla stampa o su ogni altro mezzo di comunicazione. Quest’anno probabilmente avremo occasione di suonare al più grande festival della cultura Occitana organizzato a Rodez a luglio, sperando ci possa far conoscere da un nuovo pubblico (dopo oltre 20 anni sulla scena!). Sebbene l’immagine che la scena Folk si presenti estremamente aperta e accogliente, ho ancora l’impressione che sia in realtà piuttosto elitaria e difficile da conquistare.

“La Pèira Negra” ha una direzione più cupa rispetto agli album precedenti, compreso “Nueit de Sabbat” più orientato alle odi dionisiache (con brani come “La Danse de la Corne”, “Banquet”, “Ivresse des Dieux”) e ai fasti che le accompagnavano. Secondo te, qual è la direzione che meglio si adatta alla vostra musica?
Senza dubbio il nostro nuovo album è ben più cupo e oscuro rispetto ai suoi predecessori. Nel caso specifico de “La Pèira Negra” ho intenzionalmente evitato di scrivere pezzi troppo felici e, quando capitava, li cancellavo per mantenere l’omogeneità dell’album. In generale però, i nostri album sono la perfetta alternanza tra luce e ombra, sole e luna.

La cover di un brano dei Mercyful Fate (presente nell’edizione da collezionisti dell’album) vi avvicina ancor di più alla scena Metal. Volete aggiungere un pizzico di Metal agli Stille Volk? Come si inserisce questo brano all’interno dell’album? Quali erano i vostri standard per la reinterpretazione, fin dove l’avete portata?
Questa cover strizza l’occhio ad una band che abbiamo amato sin dall’inizio. Diversamente dalla cover di “Satyre Cornu” degli Iron Maiden, che funzionava alla perfezione inserita nel nostro universo, per “Come to the Sabbath” ci siamo limitati ad eseguirla con i nostri strumenti dopo averla rimaneggiata a livello strutturale. Il risultato è una sorta di omaggio, per questo abbiamo deciso di mantenere il testo in lingua inglese. Non ci saranno incursioni Metal nella musica degli Stille Volk, per questo ho un’altra band (gli Hantaoma)!

Raccontateci qualcosa della copertina di “La Pèira Negra”. Qual è il suo significato?
Il digibook è assolutamente meraviglioso e l’artwork è ad opera di Arexis, che aveva lasciato la band nel 1998 per poi tornare nel 2012. La copertina rappresenta la pietra dopo la sua trasformazione, non ancora completamente umanizzata. E’ una specie di chimera dal carattere magico e divino. Essa ha anche uno sguardo beffardo di sfida, come se avesse appena finito di affrontare diverse dure prove. All’interno del booklet è narrata la storia della sua mutazione. Essa è collegata tramite un cordone ombelicale ad un’entità semi umana, una sorta di madre. Inoltre, è presente questa figura blu, vista pressoché dagli occhi di un bambino. Ci sono alcuni amici della pietra che rappresentano la sua via d’uscita alla vita opprimente che conduce. È stato realizzato tutto volontariamente a mano, per ottenere un qualcosa si autentico e di arcaico (inchiostro, carta, noce). Allo stesso modo, i testi sono stati scritti volontariamente in modo parziale. Troverete la versione completa sul nostro sito web quando verrà pubblicato l’album.

Grazie di aver risposto a queste domande e di aver condiviso con noi una piccola parte dell’universo Stille Volk. Non vediamo l’ora di vedervi sul palco.

http://www.stillevolk.org/

Intervista a cura di Angélique Vernet

[empart]279622[/empart][empart]279618[/empart]