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Rogue One: A Star Wars Story, la recensione

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Sono pochi i franchise che nel corso degli anni sono stati in grado di fidelizzare i proprio fan tanto da trasformarli in veri e propri seguaci. Star Wars, la grande epopea stellare creata da George Lucas sul finire degli anni ’70, rientra tra questi pochi titoli che creano sempre grande attesa ed enormi aspettative negli amanti delle avventure dei Cavalieri Jedi e dell’Oscuro Signore dei Sith. Nel 2012 Disney ha acquisito Lucasfilm e contestualmente annunciato che avrebbe ripreso la saga creando nuovi film che, oltre a una nuova trilogia, prevedevano anche degli spin-off. E, nel dicembre 2015, sui grandi schermi è arrivato Episodio VII: Il Risveglio della Forza, film che ha stracciato ogni record al botteghino e portato nel nuovo millennio Star Wars. La pellicola, al di là delle critiche spesso anche feroci ricevute, ha avuto indubbiamente il merito di raggiungere un pubblico giovane poco avvezzo al concetto di Forza, Impero e Alleanza Ribelle. Giunge oggi, invece, il primo degli spin-off annunciati, Rogue One: A Star Wars Story, film diretto da Gareth Edwards e ambientato tra la conclusione di Episodio III: La Vendetta dei Sith e l’inizio di Episodio IV: Una Nuova Speranza. Prima di addentrarci nella nostra analisi diamo una sguardo al trailer.

Per le poche persone che ancora non hanno apprezzato i vari capitoli della saga, ricordiamo che nel primo film realizzato da Lucas nel 1977, l’Alleanza Ribelle aveva in mano i piani della Morte Nera, il pianeta/arma definitiva dell’Impero, con la quale seminare morte e distruzione nella galassia e rinsaldare, così, il controllo sulle genti degli infiniti mondi. Rogue One racconta in che maniera la Principessa Leia e i suoi alleati sono entrati in possesso di queste preziose informazioni. Un’idea semplice, quindi, che ci conduce nell’inospitale pianeta Lah’mu dove facciamo la conoscenza dello scienziato imperiale Galen Erso (Mads Mikkelsen), di sua moglie Lyra e sua figlia Jyn (Felicity Jones). Il genio di Galen è una componente fondamentale per la realizzazione dell’arma definitiva che l’Imperatore attende ormai da anni, ma, dopo essersi reso conto delle reali intenzioni del suo mandante, si defila e decide di imporsi un esilio forzato. Ma Krennic (Ben Mendelsohn) è intenzionato a mettersi in mostra, vuole assumere potere e importanza agli occhi dell’Imperatore e, una volta rintracciato Galen, lo cattura per proseguire il suo piano. Dopo quest’introduzione, compiamo un salto di 16 anni e conosciamo il cast di comprimari che Jyn incontra lungo il suo tormentato cammino, cammino che la porta a conoscere l’Alleanza Ribelle.

Star Wars: Rogue One..L to R: Actors Riz Ahmed, Diego Luna, Felicity Jones, Jiang Wen and Donnie Yen..Photo Credit: Jonathan Olley..?Lucasfilm 2016


Fughiamo subito ogni dubbio: per quanto Rogue One sia un film diverso rispetto ai sette capitoli principali della saga, è un film davvero bello, che convince non senza presentare alcune pecche. Può essere, infatti, tranquillamente definito un film di guerra per la brutalità e la quantità di scene belliche contenute che sono poco usuali per film fantascientifici. Nella cittadella di Mecca o sulle spiagge bianche di Scarif, azioni militari studiate a tavolino, battaglie in trincea, agguati ai convogli armati, si susseguono in maniera frenetica sul grande schermo, in un crescendo di emozioni che raggiunge nel finale una drammaticità e un pathos che vi faranno letteralmente sobbalzare dalla sedia. Non mancano gli scontri spaziali, con gli X Wings ribelli e gli Striker imperiali a rincorrersi nello spazio siderale nello scontro decisivo. A molti ha ricordato un recente richiamo agli scenari di guerra contemporanea, e, se consideriamo che il film esce per Disney, quest’aspetto crea non pochi spunti di riflessione circa l’indipendenza che il regista ha avuto.

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Il film stenta un po’ a decollare nella prima parte, complice le necessità di Edwards di introdurre l’ampio cast di comprimari che affiancano la Jones, però nella sua parte centrale decolla e conquista per l’epica trasmessa.  Ma la bellezza di questa pellicola non risiede solo nella tanta azione, nel thrilling o nel fascino di ritrovare sul grande schermo personaggi divenuti iconici per la narrativa di Star Wars; l’interpretazione degli attori concorre a creare il giusto di mix di azione e introspezione. Su tutte spicca la prova di Felicity Jones, convincente interprete della nuova eroina della saga, e dello stesso Diego Luna, nei panni dell’ufficiale Cassian Andor. Riuscite le caratterizzazione anche dei vari Chirrut (Donnie Yen), guerriero cieco devoto alla Forza  e il suo fedele amico e protettore Baze (Jiang Wen). Interessanti i percorsi di trasformazione e crescita di Bodhi (Riz Ahmed), ex pilota dell’Impero convertito alla causa, e del nuovo personaggio “robotico”, il droide riprogrammato K-2SO, divertente e profondo il giusto. Dal versante dei “cattivi” molto bene il Krennic di Mendelsohn e soprattutto la presenza di Darth Vader: al personaggio simbolo di Guerre Stellari è concesso un minutaggio basso ma ogni secondo trasuda dell’aura malvagia e dispotica che la sua figura riesce a imprimere. Da standing ovation la scena conclusiva che ci riallaccia a Episodio IV che lo vede protagonista.

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Eccellente il lavoro compiuto in fase di costruzione dei singoli mondi, un lavoro visionario che rende la componente immaginifica del film l’aspetto più bello del film. Dagli scenari rocciosi di Lah’mu a quelli desertici di Jedah, passando per il paradiso tropicale di Scarif, ambientazioni suggestive e funzionali che ampliano il già vasto panorama che caratterizza l’universo cinematografico di Star Wars. Ma, come succede anche nella saga principale, sotto questa splendida veste che non mancherà di conquistarvi lasciandovi a bocca aperta, restano sempre e solo storie di uomini e donne, di padri e figli, di valori universali come la libertà, la dignità, la vita. La resistenza si base sulla speranza, basta questa frase per comprendere questo film. La speranza di Galen Erso di riuscire nel suo intento e rivedere un giorno la figlia; la speranza che anima Jyn una volta che ha compreso le reali motivazioni del padre; la speranza dei ribelli che li spinge verso missioni suicide pur di riportare la libertà nella galassia; la speranza di chi è disposto a sacrificare la propria esistenza per un sogno. Tutto questo non manca, è forte e rappresenta il vero, e forse unico, punto di contatto di questo spin-off con gli altri film.

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Edwards ha fatto un lavoro incredibile scegliendo di mantenere una certa distanza da quanto prodotto in precedenza da Lucas e da J. J. Abrahms, preferendo puntare forte che porta i fan a capire e cogliere meglio il vero spirito che anima la prima storica trilogia. Questo il segreto: il film parte piano, parte da un punto di vista esterno – come può essere quello della stessa protagonista Jyn – per poi entrare nel giusto climax dell’epopea e lanciare lo spettatore verso Una Nuova Speranza. Lentamente, davanti a voi, tutto apparirà più chiaro e netto. Non abbiamo paura di fare grosse anticipazioni in quanto sappiamo bene il film come finisce e cosa ci aspetta dopo. Possiamo, però, affermare con convinzione, di trovarci di fronte a una pellicola che si muove su quella sottile linea che divide il vecchio dal nuovo, che rinnova il linguaggio di Star Wars restando fedele alla tradizione. Non ci sono Jar Jar Binks di turno pronti a rovinare una storia divenuta leggenda, ma solo personaggi che rafforzano questi elementi. Un po’ come avviene nella colonna sonora di Michael Giacchino, in cui le partiture di John Williams vengono rielaborate, integrate con nuovi elementi che ampliano lo spettro emozionale della musica.


In conclusione, Rogue One: A Star Wars Story è un film che riconcilia i vecchi fan più di quanto non abbia fatto in precedenza Episodio VII. Uno dei film più belli e riusciti di questo 2016, la speranza che nei prossimi capitoli si possa mantenere ancora viva la Forza.

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