Approfondimenti

Luke Cage, prima stagione: la nostra recensione

Send to Kindle

Dallo scorso 30 settembre è disponibile sulla piattaforma Netflix la nuova serie legata all’universo cinematografico Marvel. Stiamo parlando, ovviamente, di Luke Cage, supereroe il cui esordio su carta risale al lontano 1972 sulle pagine di Luke Cage, Hero For Hire, creato da Archie Goodwin, George Tuska e John Romita Sr.

Questo nuovo prodotto targato Marvel Studios e Netflix segue le precedenti stagioni di Daredevil Jessica Jones, entrambe dedicate a eroi della Casa delle Idee dal taglio più umano e meno supereroistico, in grado di conquistare non tanto per gli effetti speciali quanto più per l’importante lavoro di approfondimento e caratterizzazione in fase di scrittura. Prima di tuffarci in un’analisi di questi tredici episodi di cui è composta la prima stagione, diamo uno sguardo al trailer per anticipare i toni di Luke Cage.


Cronologicamente questi episodi si vanno a collocare dopo quelli di Jessica Jones, con il nostro protagonista, Luke (Mike Colter), che abbiamo già avuto modo di conoscere, decide di lavorare come inserviente presso il negozio di barbiere di Henry “Pop” Hunter (Frankie Faison). Siamo ad Harlem, un quartiere di New York che ben presto vede l’ascesa di un nuovo gangster, o presunto tale. Cornell “Cottonmouth” Stokes (Mahershala Ali) è intenzionato a portare avanti l’eredità criminale della sua famiglia e mantenendo Harlem un quartiere “nero”.

Per riuscire in questo suo intento finanzia l’attività politica di sua cugina, Mariah Dillard (Alfre Woodard) che lo affianca anche nella gestione del locale Harlem’s Paradise, centro di potere e comando dell’intera organizzazione. Il sangue inizia a scorrere molto presto, attirando l’attenzione della polizia, in particolare dei detective Rafael Scarfe (Frank Whaley) e Misty Knight (Simone Missick), e spingendo Luke ad abbracciare la sua vera natura e intraprendere una guerra contro il crimine. Lungo il cammino nuovi avversari si aggiungono, come Shades (Theo Rossi) o Diamondblack (Erik LaRay Harvey), che vanno ad ampliare e differenziare il già ampio parco di villain.

Luke Cage Foto 8


Luke Cage procede con la sua trama orizzontale, che lascia trapelare puntata dopo puntata tutti i dettagli della vita di Luke (dal suo vero nome, al lavoro che svolgeva in precedenza, soffermandosi sull’amore per Reva e come ottiene i poteri). A differenza di altri prodotti come Arrow o The Flash, serial che utilizzano una formula episodica standard che si rinnova puntata dopo puntata, i prodotti targati Netflix, e Luke Cage non è da meno, preferiscono avere strutture narrativi variabili, facendo sì che ogni episodio risulti diverso e la trama fluisca senza uno schema rigido. La storia si lascia godere nella sua interezza, con il suo incidere spesso lento e ricco di dialoghi, decompressa, senza la necessità di dover necessariamente colpire con qualche colpo di scena sparato così, senza motivi precisi. La forza di questa serie si nasconde proprio nelle pieghe narrative, nella storia che vuole raccontare.

Se Daredevil ha il sapore del legal drama in cui Matt Murdock lega la sua missione a un concetto di fede che approfondisce in due stagioni e Jessica Jones quello delle detective story in cui si analizzava a fondo il tema del riscatto femminile di fronte ai traumi, Luke Cage colora le influenze del Blaxploitation con questioni sociali attuali e radicate nel tessuto americano, che trasformano Luke in un eroe pronto a rianimare la speranza e la voglia di affrontare i soprusi. L’ Hell’s Kitchen che difende Devil è un quartiere multirazziale, che non ha una precisa connotazione socio-economiche,  mentre Harlem ha una connotazione più definita, un cuore pulsante che emerge in tutta la sua vitalità in questi episodi. Luke Cage non ne è solo il difensore, bensì ne incarna lo spirito, il desiderio di rivincita e superamento di vincoli e problemi. Non si tratta di bianchi contro neri (e la sponda offerta dalla cronaca quotidiana sarebbe stata ideale per una dicotomia così forte), ma di un sentimento più ad ampio respiro.

Luke Cage Foto 6


Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, è il mantra che da decenni ripete Spider-Man e anche Luke Cage sembra ricollegarsi a questo principio, con una crescita che lo spinge a uscire allo scoperto e accettare il suo essere, i suoi poteri, mettendoli al servizio della comunità. La prova di Mike Colter è ottima, soprattutto quando si tratta di portare sullo schermo questa battaglia interiore che caratterizza la sua trasformazione in supereroe. Trasformazione lenta, difficile, dolorosa ma necessaria per lasciar emergere la figura dell’eroe per antonomasia, così come tratteggiato dai canoni letterari. Accanto a un Colter sempre nella parte e convincente risulta buona anche la prova di Simone Missick nei panni di Misty (complice un riuscito lavoro in fase di creazione del personaggio) mentre non convincono l’attesa Rosario Dawson ancora nel ruolo dell’infermiera Claire Temple e l’intero cast dei cattivi.

Il problema non è tanto nelle interpretazioni dei singoli quanto nella pochezza dei personaggi portati in scena. Manca il peso specifico di un Wilson Fisk o un Kilgrave, villain impreziositi dalle sontuose prestazioni di Vincent D’Onofrio e David Tennant. E allora alcune figure risultano troppo derivate dalla tradizione cinematografica, quasi fuori dal mondo, venendo meno tridimensionalità e credibilità in personaggi importanti come Cottonmouth o Mariah Dillard e inficiando, così, in maniera decisa il risultato finale.

Luke Cage Foto 2


Luke Cage nella sua interezza risulta, quindi, una serie godibile e dotata di una storia così classica e coinvolgente che conquista nonostante un ritmo lento e spesso articolato. Mike Colter, come il personaggio che interpreta,  si carica sulle sue possenti spalle la serie e riesce a creare la giusta empatia con lo spettatore, anche con chi non è addentro alle dinamiche del Marvel Cinematic Universe. Questa è una caratteristica di tutti i prodotti Netflix legati a Marvel, il poggiare su storie che lasciano emergere il lato più umano dei personaggi lasciando al cinema i colpi a effetto, gli effetti speciali e altre diavolerie. Non mancheranno collegamenti alle altre serie e alla macro-storia che i Marvel Studios portano avanti ormai da anni, permettendo anche di contestualizzare il prodotto in un affresco più grande che anno dopo anno si sta delineando.

In chiusura non possiamo non segnalare la stupenda colonna sonora di questa serie e il forte legame con il mondo della musica. Ogni episodio porta il nome di un brano dei Gang Starr e contiene brani noti e altri inediti che nascono con il chiaro intento di raccontare Harlem, la sua storia, la sua tradizione musicale omaggiandola. Questo fattore risulta un punto a favore non da poco, in grado di evidenziare e valorizzare i singoli passaggi della trama.

Luke Cage Foto 5


Con l’uscita di Luke Cage parte ufficialmente il countdown che ci condurrà direttamente alla quarta serie Netflix, Iron Fist, il cui esordio è previsto per il prossimo 17 marzo, in attesa del crossover Defenders che vedrà Devil, Jessica Jones, Luke Cage e Iron Fist insieme sul piccolo schermo.

Tutto il merchandise ufficiale dedicato all’Universo Marvel, solo su EMP Mailorder Italia.

[empart]328085[/empart]
[empart]328111[/empart][empart]321230[/empart]

Salva