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Guardiani della Galassia Vol. 2: La Recensione

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Quando nel 2014 arrivò nelle sale cinematografiche Guardiani della Galassia vol. 1, in molti gridarono al miracolo. Un gruppo di eroi sconosciuto, e privo del grande appeal narrativo che da sempre caratterizza i personaggi portati sul grande schermo dai Marvel Studios, riesce nell’intento di conquistare un grande numero di fan e realizzare quella che dai più è considerata come il più bel cinecomic fin qui prodotto. Questo almeno fino all’uscita di Guardiani della Galassia vol. 2.  E sì, perché dopo aver visto la nuova fatica del regista e sceneggiatore James Gunn sarete tentati di ridefinire la vostra personale classifica a vantaggio di questa nuova avventura di Star-Lord, Gamora e la sempre più allargata famiglia dei Guardiani.


Dopo aver salvato la galassia dalle mire di conquista di Ronan l’Accusatore, i Guardiani della Galassia sono riusciti a recuperare la Gemma dell’Infinito e consegnarla ai Nova Corps con l’intento di preservare l’universo intero da questa minaccia. Ieri, un gruppo di ricercati e fuorilegge, trasformati in eroi per caso. Oggi, una task force pronta a entrare in azione e sventare ogni possibile attacco. Come succede su Sovereign, dove i nostri difendono gli abitanti dorati e perfettini del pianeta da un mostro interdimensionale. Tutto sembra filare liscio fino a quando la natura sconsiderata di uno dei membri della squadra mette a repentaglio la vita dei suoi compagni. Solo l’intervento di un misterioso personaggio risolve la situazione, e la scoperta dell’identità di quest’ultimo rappresenta uno snodo fondamentale per la vita di Peter Quill (Chris Pratt): si tratta del suo padre alieno, Ego (Kurt Russell), ricongiuntosi con il figlio dopo averlo cercato per anni. L’incontro tanto agognato finalmente diventa realtà e Peter può affrontare l’ultimo passo della sua maturazione, liberandosi dal fardello creato da questo vuoto.


La colonna centrale sulla quale poggiare la stupenda architrave che risponde al nome di Guardiani della Galassia vol. 2 è senza dubbio il rapporto tra padre e figlio. Oltre a rappresentare l’elemento narrativo che dà il là all’intero film, si tratta anche del principale tema che viene trattato non solo attraverso il dualismo Peter/Ego ma anche espandendolo a tutti gli altri personaggi. Ognuno dei protagonisti, infatti, è fautore di una crescita personale che, passando attraverso un processo difficile e articolato, riesce a superare i propri limiti e lasciar emergere i veri sentimenti. Grazie alla storia di Peter, Gunn ci pone degli interrogativi: chi è nostro padre? Colui che ci ha generato biologicamente o chi ci ha trasmesso dei valori, degli insegnamenti, dei principi sui quali poggiare la nostra stessa esistenza?


Una crescita, quindi, che porta alla definizione di nuovi e più duraturi equilibri tra Gamora (Zoe Saldana) e Nebula (Karen Gillan), Yondu (Michael Rooker) e Rocket Raccoon (doppiato in lingua originale da Bradley Cooper), lo stesso Peter con Ego. Una crescita che porta alla nascita di una famiglia “allargata” in cui accettare i propri e altrui difetti, in cui provare a essere la versione migliore di sé stessi, in cui evolversi e lasciar emergere la propria natura. Individuazione, accettazione, maturazione. Questo il processo che coinvolge tutti, questo il messaggio rivolto a pubblico raccontato con la solita ironia pungente e improvvisa cui il regista ci aveva abituati già in precedenza. Un modo intelligente e azzeccato in cui lasciare a Drax (Dave Bautista), Mantis (Pom Klementieff) e Baby Groot (doppiato in lingua originale da Vin Diesel) il difficile compito di far ridere e smussare l’intensità di alcuni passaggi molto forti.


Ottima la prova di tutto il cast che ricalca la prestazione del precedente lavoro. Grazie all’ottima caratterizzazione messa in scena da Gunn il film conquista dalla prima all’ultima scena. Privo da ogni vincolo narrativo impostogli dai comics, il regista decide di lasciarsi andare e creare personaggi profondi e dotati di un anima travagliata e ricca di sfumature. Molto interessante risulta, in questo senso, la costruzione di Ego, figura tratteggiata come un Dio, un po’ Crono un po’ Zeus, in bilico tra le pulsioni carnali di riproduzione e la megalomania del suo ruolo, del suo progetto. Guardiani della Galassia Vol. 2 si articola in una prima parte a tratti esilarante seguita da una parte centrale più lenta e densa di significato. Questo segmento è decisamente quello più controverso in cui l’entusiasmo e la furia iconoclasta del precedente lascia spazio a un’introspezione bella ma difficile da mandar giù per chi ha nel cuore il precedente capitolo. Il finale risolleva il ritmo generale e regala agli archivi una prova di intrattenimento solida, eccellente, riuscita. Il merito va divisi in parti eque, quindi, tra l’azione, il piacere dell’avventura fantascientifica, comicità e una colonna sonora che, ancora una volta, detta i tempi del film con una selezione che pesca a piene mani dalle hit degli anni ’80. E proprio quel decennio così leggero e spensierato Guardiani della Galassia vol. 2 vuole omaggiare, in maniera sentita e sincera, con il richiamo a personaggi, film e telefilm di quell’epoca, in una carrellata di cameo e citazione che faranno la gioia dei fan.


In conclusione, Guardiani della Galassia Vol. 2 è un film davvero bello, intenso e ricco di emozioni spesso tra loro contrastanti. Si ride, si piange, si salta sulla sedia grazie a battaglie a bordo di jet nello spazio siderale. Non solo tanta estetica e comicità ma anche introspezione. Avrete modo di ripensare tanto alla vostra famiglia, ai vostri rapporti personali e, in generale, alle relazioni che vi legano al vostro mondo. Ah, uscire dalla sala e ripetere Io sono Groot è una delle controindicazioni della visione di questo stupendo affresco.

Ricordiamo che Guardiani della Galassia Vol. 2 è nelle sale cinematografiche italiane dallo scorso 25 aprile. Tutto il merchandise dei Guardiani della Galassia su EMP Mailorder Italia.